Adeguati assetti: cosa cambia per il commercialista, e perché non è solo un problema del cliente
Quando si parla di adeguati assetti, l'attenzione va quasi sempre all'imprenditore: è lui il destinatario diretto dell'obbligo previsto dall'art. 2086 c.c. Ma la riforma del 2019 ha toccato anche chi affianca l'impresa dall'esterno. Il commercialista che segue una PMI ha oggi un obbligo specifico di segnalazione, e la difficoltà pratica non è quasi mai sapere che un'azienda è in difficoltà: è riuscire a dimostrarlo, se in seguito qualcuno mette in discussione il proprio operato.
Cosa dice l'art. 2086, comma 3, sull'obbligo di segnalazione?
La norma non si limita a imporre l'adeguatezza degli assetti all'imprenditore. Prevede anche che gli organi di controllo societario, e più in generale i professionisti che vengono a conoscenza di fondati indizi di crisi nello svolgimento del proprio incarico, abbiano il dovere di segnalarli tempestivamente all'organo amministrativo. Per un commercialista che tiene la contabilità di un cliente, redige il bilancio o lo assiste in modo continuativo, questo significa che accorgersi di un problema, un indebitamento crescente, una tensione di liquidità ricorrente, scostamenti anomali, e non dirlo esplicitamente al cliente non è più semplicemente una scelta di opportunità relazionale: è un'omissione rilevante sul piano della responsabilità professionale.
Cosa rischia il commercialista che non segnala per tempo?
Il rischio principale non è tanto una sanzione diretta quanto la responsabilità professionale che emerge dopo: se un'azienda finisce in una procedura concorsuale e si scopre che il commercialista era a conoscenza dei segnali di crisi senza averli comunicati, il curatore o i creditori possono contestare una condotta negligente. In uno scenario del genere, la parola del professionista contro quella del cliente vale poco, soprattutto a distanza di mesi o anni: senza una traccia scritta e datata di cosa è stato segnalato e quando, la difesa si regge solo su ricordi e testimonianze. È lo stesso motivo per cui, in molti altri ambiti professionali (penso al medico che documenta il consenso informato, o all'avvocato che conferma per iscritto un parere), la forma scritta non è burocrazia: è la prova che protegge chi ha fatto correttamente il proprio lavoro.
Perché serve uno strumento oggettivo, non solo una email?
Segnalare verbalmente o via email un problema al cliente funziona finché il rapporto è sereno. Il punto critico arriva dopo, quando le cose si complicano e il cliente sostiene di non essere mai stato avvisato, o di non aver capito la gravità della segnalazione. Un report strutturato, con punteggi per area, una data certa e una firma, sposta la conversazione su un terreno diverso: non è più la parola del commercialista contro quella dell'imprenditore, è un documento che entrambi hanno visto e che parla da solo. Se il cliente lo riceve, lo legge e decide comunque di non agire, la responsabilità di quella scelta resta sua, non del professionista che l'aveva messo nero su bianco.
Nota integrativa: dove gli adeguati assetti diventano un obbligo di bilancio
C'è un secondo punto, più operativo, che riguarda direttamente il lavoro quotidiano in studio: dal 2019 la nota integrativa dovrebbe dare conto anche della valutazione fatta dagli amministratori sull'adeguatezza degli assetti, in particolare in relazione alla continuità aziendale. In pratica, chi redige il bilancio si trova comunque a dover affrontare il tema, che il cliente abbia fatto o meno un percorso strutturato di verifica. Avere già a disposizione un report con punteggi per area e un'analisi documentata dello stato dell'azienda significa poter tradurre quei risultati in un testo tecnico pronto da inserire nella nota integrativa, invece di dover costruire da zero, sotto la pressione della chiusura del bilancio, una valutazione che regga a un controllo successivo.
Come questo obbligo si trasforma in un'occasione di consulenza?
Guardato solo come rischio, l'obbligo di segnalazione sembra un problema in più da gestire. Guardato da un'altra angolazione, è anche un punto di ingresso naturale per nuovi mandati. Un test strutturato che evidenzia, ad esempio, che l'azienda non ha un budget di tesoreria, o che le deleghe non sono formalizzate, o che manca un reporting periodico, non si limita a segnalare un problema: indica esattamente dove il cliente ha bisogno di supporto, e quel supporto, nella maggior parte dei casi, lo puoi offrire proprio tu. È la differenza tra dover "vendere" un servizio di consulenza in astratto e poter dire al cliente: "guarda cosa manca, ed è qui che posso aiutarti".
Cosa cambia, concretamente, con il test Southside?
| Per il commercialista | Cosa ottiene |
|---|---|
| Obbligo di segnalazione | Un report datato e oggettivo, che documenta di aver informato il cliente sullo stato dei suoi assetti |
| Nota integrativa | Un testo tecnico già strutturato, basato sui risultati del questionario, da adattare al bilancio |
| Rapporto col cliente | Uno strumento terzo che parla al posto del professionista, riducendo l'attrito di dover "dare brutte notizie" |
| Sviluppo dello studio | Un'evidenza puntuale delle criticità del cliente, utile per proporre nuovi servizi mirati |
Il test, basato sul Framework CNDCEC 2023, copre cinque aree (identità aziendale, strategia e obiettivi, organizzazione e flussi, salute finanziaria, tutela legale e rischi) e restituisce un punteggio con grafico a radar in meno di 45 minuti di compilazione da parte del cliente, senza appesantire il lavoro dello studio.
Domande frequenti
Il test sostituisce il mio lavoro di consulenza?
No. Il test fotografa lo stato dell'azienda e individua le priorità; il lavoro di consulenza, costruire concretamente gli assetti, restare al fianco del cliente nel percorso, resta un compito del professionista.
Devo proporlo io al cliente, o può farlo il cliente in autonomia?
Può funzionare in entrambi i modi, ma proporlo direttamente rafforza il tuo ruolo: è il professionista che introduce lo strumento a beneficiare per primo della relazione che ne nasce.
Cosa succede se il cliente compila il test ma poi ignora i risultati?
Il report resta comunque una prova documentata che la segnalazione è stata fatta: da quel momento la responsabilità di agire, o non agire, ricade sul cliente.
Il report è utilizzabile in caso di contestazioni?
È pensato proprio per questo: fornisce una base oggettiva, con data certa, che documenta lo stato dell'azienda nel momento della compilazione e le aree segnalate come critiche.
Proponi il test ai tuoi clienti
Southside, insieme al Dott. Dario Nicoletti, esperto in crisi d'impresa, ha costruito un test di diagnosi aziendale pensato per essere proposto dal commercialista al proprio cliente: uno strumento oggettivo che protegge il professionista, semplifica la nota integrativa e apre la strada a nuovi mandati di consulenza.